San Tommaso Moro

"Il giusto sarà ricordato per sempre” Salmo 112,6;

Il giorno venerabile immediatamente successivo alla Festa della Purificazione della Beata Vergine Maria, cioè il settimo giorno di febbraio, tra l’ora seconda e la terza del mattino, nacque Thomas More, figlio del Gent. John More, nell’anno diciassettesimo dopo la conquista dell’Anglia del Regno di Edward quarto.

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Il cardinale John Morton

A circa dodici anni, seguendo una diffusa consuetudine, Tommaso Moro venne mandato dal padre a servire come paggio nella casa londinese del cardinale John Morton, arcivescovo di Canterbury e cancelliere del regno dal 1487, «uno dei più saggi e colti prelati d’Inghilterra. E lì, giovanissimo, durante le recite di Natale si divertiva ad intromettersi fra i commedianti, e, senza essersi preparato, improvvisava una parte, che divertiva gli spettatori più di quelle recitate dagli attori stessi. E il Cardinale, compiacendosi della vivacità del suo ingegno come della dolcezza del suo carattere, era solito dire ai suoi nobili convitati: “Questo paggio che attende ora al mio servizio stupirà tutti quelli che vivranno abbastanza per vederlo uomo”» (W. ROPER, Vita di Sir Thomas More, trad. it. di Marialisa Bertagnoni, Morcelliana, Brescia 1963, p. 19). Di questo grande umanista Moro fa nel primo libro di Utopia un simpaticissimo e vivido ritratto, in cui si percepisce non solo l’ammirazione ma anche la riconoscenza che nutriva nei suoi confronti. Le lodi che Moro rivolge al Cardinale vengono fatte pronunciare dal navigatore Raffaele Hitloday, il quale racconta che: «Durante la mia permanenza laggiù dovevo molta gratitudine, e ancor oggi ne debbo, a Giovanni Morton (Moro lo conosce bene), arcivescovo di Canterbury e cardinale, e in quel tempo anche cancelliere d'Inghilterra; un uomo, mio caro Pietro, non sai se più venerando per la sua alta dignità o per la prudenza e saggezza che possedeva. Lo rammento: di statura non alta, conservava un portamento drittissimo nonostante l'età molto avanzata, e il suo volto inspirava assai più rispetto che timore. Affabilissimo nella conversazione, e tuttavia serio e profondo, talvolta si divertiva a rivolgere parole un po' dure a chi troppo lo sollecitava con suppliche, senza mai offendere, e solo per iscoprire quale carattere e arditezza d'animo ciascuno sapesse all'occorrenza mostrare. Di quest'ultima virtù, così confacente alla sua natura, egli si compiaceva assai, ritenendola sommamente utile negli affari, purché naturalmente non desse nella sfrontatezza. Parlatore garbato e convincente, Morton era assai versato nella giurisprudenza, e insieme a un mirabile ingegno possedeva una prodigiosa memoria, qualità, questa, già egregia per natura, che egli aveva saputo accrescere con lo studio assiduo e il continuo esercizio. Come bene s'addimostrava in ogni circostanza, il Re riponeva la più gran fiducia nei suoi consigli, e quando io mi trovavo in Inghilterra egli era di grande aiuto allo stato. Del resto Morton fin dalla prima giovinezza non aveva fatto altro che passare dalla scuola alla corte, cosicché, per tutta intera la vita, s'era trovato in mezzo ai più gravi affari di governo. Continuamente percosso e sballottato dai mutevoli flussi della fortuna, egli aveva ben imparato tra grandi e frequenti pericoli a conoscer la vita, insegnamento che, una volta appreso, non si dimentica tanto facilmente».


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