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L’influsso della cultura italiana
nella formazione di Thomas More
La presenza della cultura italiana nell’opera di Thomas
More è stata oggetto negli ultimi decenni di studi da parte di autori che hanno
voluto sottolineare i molti legami di More con l’Italia.
Luigi Firpo nella sua aggiornata rassegna della fortuna del
Moro in Italia, ha riaffermato la sua convinzione che ‹‹tutta la nostra
cultura umanistica nutrì di sé nel profondo quel nobile spirito, fecondandolo
di ispirazioni, di suggestioni, di richiami, dai giovanili entusiasmi pichiani
allo storico commiato dal mondo, compiuto – secondo una tradizione piuttosto
tarda – recitando ad un amico diletto due meste terzine del Petrarca, che
richiamano con accento sconsolato la caducità della vita umana e la paragonano
ad una giornata piovosa, greve di freddo e di noia››.
Poiché sulla vita di Giovanni Pico della Mirandola, del
nipote Gianfrancesco, More modellò la sua prima opera in prosa inglese,
pubblicata intorno al 1510, e poiché a un italiano, Antonio Buonvisi, egli
indirizzò dalla prigionia nella Torre di Londra una delle sue ultime lettere,
è lecito ravvisare una singolare continuità nei suoi interessi per l’Italia
e nei legami ch’egli intrattenne con quei nostri connazionali che s’erano
stabiliti in Inghilterra. Questi aspetti della sua vita non sono stati,
specificamente studiati e discussi. Val dunque la pena di tentare un primo
inventario dei fatti accertati e di formulare alcune congetture.
Attraverso lo studio del prof. Vittorio Gabrieli,
L’elemento italiano nella vita e nell’opera di Thomas More: congetture e
fatti, apparso su “La Cultura”, 3-4, Le Monnier, Firenze 1979,
approfondiremo i rapporti che More ebbe con italiani, sia in Inghilterra sia
altrove e la conoscenza della nostra cultura che traspare dalla sua opera
letteraria, umanistica, apologetica e devozionale. |
L’influsso
della vita, dell’opera e del martirio di Thomas More nella cultura
italiana
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Frontespizio della prima versione italiana dell'Utopia,
opera di Ortensio Lando, pubblicata a Venezia nel 1548 da Anton
Frencesco Doni. |
Il posto
rilevante che la vita, l’opera e il martirio di Thomas More occuparono
ed occupano tutt’oggi in Italia può essere visto sicuramente come il
frutto di un interesse ed un’attrazione, a volte irresistibile, verso la
figura del Cancelliere inglese che ha contribuito non solo a far
conoscere, ma soprattutto ad approfondire alcuni aspetti fondamentali
della sua complessa esistenza.
La prima
edizione dell’Utopia pubblicata in Italia appare fin dal 1519 presso
Giunti di Firenze, cioè tre anni dopo l’edizione originale, e la prima
traduzione italiana del 1548 precede di tre anni quella inglese.
Biografie assai diffuse come quella del Padre Domenico Regi compaiono
già dal 1675. Anche il
teatro contribuì efficacemente – scoprendo un egregio soggetto
tragediabile – alla diffusione della vita, dell’opera e del martirio di
Thomas More. Opere teatrali, dalla
Thomas Morus Tragoedia rappresentata al Venerabile Collegio inglese
di Roma nel 1612 fino al Tommaso Moro di Silvio Pellico (1833).
Assai numerose
sono, poi, le traduzioni italiane delle lettere di More, che culminano
con l’epistola scritta nella Torre di Londra servendosi di un tizzone e
indirizzata al buon amico banchiere lucchese Antonio Bonvisi.
In Italia sono
stati pubblicati lavori su More a opera di stranieri, come il
De unitate del Cardinale
Reginald Pole (Roma 1538) è il trattato
Il Moro del gesuita Hellis Heywood, pubblicato a Firenze nel 1556.
La lista degli
italiani che hanno arricchito gli studi su More nel XX secolo
comprendono decine e decine di nomi.
La fortuna del
More in Italia – precoce e durevole, anche se non molto ricca di
salienti episodi – si è perpetuata lungo un duplice filone: quello più
scoperto e nutrito dell’apologetica cattolica, fitto di esclamazioni
ammirative per l’uomo di intemerata coscienza e di vasta dottrina, per
il martire della fede, e quello meno appariscente, ma di ben più
profonda rilevanza culturale, degli studi politici, intesi a decifrare
il genuino messaggio dell’enigmatica Utopia.
Attraverso
questa sezione intendiamo portare alla conoscenza e allo studio tutti
quei personaggi del pensiero e della cultura italiana, che nella varie
epoche storiche, dal cinquecento ad oggi, si sono occupati della vita,
dell'opera e del martirio di Thomas More.
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