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La
Torre
Fortilizio, reggia, prigione, braccio della morte per aristocratici e non: è
la Torre di Londra, millenaria testimone di fasti reali e torbide vicende. Oggi
è vicino alla fermata della metropolitana di Tower Hill. Il Tamigi vi scorre di
fianco, passando sotto al caos formicolante del Tower Bridge. La Londra
tachicardica, la Londra del villaggio globale, la Londra multirazziale, possiede
in quest’angolo cittadino un’oasi di Medioevo intessuta di una storia
ininterrotta: è la Tower of London, che narra dei Normanni, dei Plantageneti,
dei Lancaster, dei Tudor, degli Stuart, degli Hannover e dei Windsor, regnanti
in serie sulla Gran Bretagna nelle successioni dinastiche dell’ultimo millennio.
Il fossato e la doppia cinta muraria, irrobustita da una foresta di torri,
racchiudono i simboli e i luoghi delle alterne vicende del regno inglese,
dipanatesi fra congiure, torture, incoronazioni e abdicazioni: così, quella
millenaria stratificazione di edifici ed eventi finisce per attirare annualmente
circa due milioni e mezzo di visitatori, richiamati dalla fama torbida e a
tratti un po’ pulp di un monumento che a seconda delle necessità è servito da
fortilizio, reggia, prigione e braccio della morte per nobili candidati alla
decapitazione. Come Anna Bolena, che per farsi decollare con l’accusa di
adulterio, nel 1536 al posto della solita mannaia pretese una più
“aristocratica” spada, appositamente importata da Calais: e suo marito, il ben
noto re Enrico VIII, aduso a cambiar moglie, fu lesto a esaudirne l’estremo
desiderio sul patibolo del Tower Green, di fronte alla cappella di S. Pietro ad
Vincula, che pareva quasi esser stata ricostruita dal corpulento sovrano giusto
in tempo per accogliere le spoglie fedifraghe della seconda consorte. Imitata
poco dopo da Caterina Howard, altra regina caduta in disgrazia nel 1542.
Aperta al pubblico dal 1660, la Tower of London si presenta oggi ripulita dalle
fatiscenti taverne, locande e caserme sei e settecentesche, che la riempivano
fino ai restauri “rimedievalizzanti” di Anthony Salvin e di John Taylor nella
seconda metà dell’Ottocento. È una rocca abitata attualmente dal corpo di
guardia degli Yeomen Warders (i sottufficiali dell’esercito in pensione,
definiti beefeaters, cioè mangiatori di manzo che, inamidati in abito da
cerimonia, fungono lieti da guida turistica) e da una folta colonia di corvi
dalle ali tarpate: dall’epoca di Carlo II (1660-1685) si tramanda che la
monarchia britannica cadrà non appena quegli uccelli neri si saranno
definitivamente volatilizzati. E siccome tutto il mondo è paese, per
superstizione (regia?) si continua ad allevare i pennuti nel recinto della
cittadella fortificata. Che ha origini normanne: approdava infatti proprio dalla
Normandia il duca Guglielmo, detto il Bastardo e poi il Conquistatore, che il 14
ottobre del 1066 sconfisse ad Hastings l’esercito anglosassone guidato da Harold
di Wessex.
Divenuto rex Normanglorum fondendo razze e nomi, l’illegittimo figlio di
Riccardo tirò su un’ottantina di castelli, atti a feudalizzare e controllare
meglio il territorio conquistato tramite il governo di parenti e vassalli
fedeli: prese pertanto a incastellare Hastings, Pevensey, Windsor, Corfe. E,
naturalmente, l’antica Londinium, dove pezzi residui di mura romane d’età
adrianea e severiana servirono ad appoggiare nell’angolo sud-orientale della
città le prime massicce pareti della Tour Blanche, il mastio elevato con la
candida pietra francese di Caen su progetto di Gundulf, vescovo di Rochester.
L’imponente mole della Torre Bianca dovette essere completata con Guglielmo II
il Rosso entro il 1100, per assurgere a fiera icona della potenza reale col
successore Enrico I.
Dotato di un ampio cortile recintato e presto fiancheggiato dalla Torre dei
Rifornimenti, l’edificio risultò multifunzionale: a vari livelli furono
dislocati l’appartamento del sovrano e quello del connestabile suo vice, i
magazzini e le cucine, mentre in una sporgenza semicircolare della poderosa
fabbrica venne ricavata l’abside della St. John Chapel, una chiesetta a tre
navate di mirabile linearità romanica, curiosamente collocata al secondo piano e
dedicata all’Evangelista. Non poteva mancare la cella per illustri detenuti: e
se nel 1101 Ranulf Flambard, vescovo di Durham, riuscì a evadere con una corda
nascosta in un boccale di vino, andò peggio al principe gallese Gruffyd ap
Llewelyn, prigioniero di Enrico III, che nel 1244 cadde nel vuoto tentando di
fuggire da una finestra con le classiche lenzuola annodate.
A eccezione dell’ormai rovinatissima porta di Coldharbour, aggiunta nel XIII
secolo sul versante occidentale, il maquillage effettuato nel corso dei secoli
non ha intaccato la forma complessiva della White Tower, che accoglie una bella
mostra di armature appartenute ai Tudor e agli Stuart. Fu intorno, piuttosto,
che il palazzo si allargò, con i rinnovati apprestamenti difensivi predisposti
da William Longchamp, vescovo di Ely, nonché cancelliere di Riccardo Cuor di
Leone (1189-1199) alle prese con la crociata in Terrasanta: a quest’epoca risale
il primigenio nucleo poligonale della Torre della Campana, inserita in un
recinto murario che giunse a raddoppiare l’area precedente.
Ma era comunque un rinvigorimento insufficiente, visto che Giovanni Senza Terra
(1199-1216) si impossessò della fortezza per affermare il suo diritto a regnare.
L’opera di fortificazione fu pertanto ripresa in grande stile con Enrico III
(1216-1272), che innanzitutto attrezzò la Torre Wakefield ad alloggio del re e
la Torre della Lanterna ad alloggio della regina, avviando l’erezione della
Torre Maledetta e regalandosi una porta fluviale privata. Non contento, e forse
un tantino preoccupato dai baroni intemperanti, nel 1238 rialzò a est e a nord
una fenomenale cortina rinforzata dalla Torre del Sale, dalla Torre Martin,
dalla Torre di Mattone, dalla Torre di Selce e dalla Torre Deveraux.
Per ulteriore sicurezza, ai piedi dei massicci baluardi l’ingegnere fiammingo
John Le Fosser impiantò un profondo fossato. Totale della spesa: 5000 sterline
di allora, il corrispondente di quasi due milioni di sterline odierne. E in più,
per la prima volta, il complesso turrito assolse alle funzioni di serraglio, e
annoverò fra l’altro un inusuale elefante, donato da Luigi IX di Francia nel
1255. Tutto finito, il restyling? Macché: salito al trono nel 1272, Edoardo I
decise di proseguire i lavori iniziati dal padre. In un decennio completò la
Torre Beauchamp, spostò più avanti il fossato e costruì l’ennesima muraglia,
concentrica alla precedente e dotata di due accessi: uno meridionale, dal corso
d’acqua, sotto la Torre di San Tommaso (anche detta Cancello dei Traditori); e
uno occidentale, da terra, comprensivo della Torre di Mezzo, di quella della
Parola d’Ordine e della distrutta Torre dei Leoni con le gabbie per le fiere.
L’approvvigionamento idrico fu inoltre agevolato dalla Torre del Pozzo,
apparecchiata con degli scivoli per calare i secchi. Sette erano adesso gli
ettari inespugnabili. Totale della spesa: oltre 21mila sterline dell’epoca!
Logico che da quel costosissimo emblema della sovranità dovesse partire fra il
1236 e il 1685 lo sfarzoso corteo che si concludeva a Westminster Abbey per la
proclamazione d’ogni re. Di converso, nella Tower of London si decise nel 1303
di trasportare dall’abbazia di Westminster i gioielli della Corona, che sono
custoditi tuttora all’interno della caserma chiamata Waterloo Barracks.
Attenzione, però: per addivenire alla Sala del Tesoro, che riunisce spade,
scettri, corone e rutilanti insegne d’oro tempestate di perle e infinite pietre
preziose (sul diadema della regina Vittoria si contano 2800 diamanti), il
pubblico è tenuto a sorbirsi in fila indiana il filmato dell’incoronazione di
Elisabetta II nel 1953, proiettato a ciclo continuo su schermi giganti.
Se un tempo erano i ponti levatoi a garantire il passaggio alla Torre di Londra,
ora il cammino è fatto in muratura e conduce nel Water Lane, il vicolo
dell’acqua sulla sponda del Tamigi: nel percorrerlo si giunge fino alla Torre
dell’Invasatura, un ulteriore ingresso fluviale che fu concepito da Edoardo III
(1327-1377) insieme alla ricostruzione della parte alta della Bloody Tower e
all’ampliamento del Molo della Torre. La celebre Rivolta dei Contadini fece
tremare nel 1381 quello che era il simbolo fisico e psicologico del dominio
monarchico: le truppe rivoluzionarie di Wat Tyler saccheggiarono infatti la
Tower of London, cancellando la debole opposizione della guarnigione reale.
Attacco intenso ma breve, tanto che Riccardo II poté ritornare nei suoi
appartamenti della Torre Bianca, in cui si rifugiava nei periodi di lotte
intestine. Lì, incolpato di tirannia, il 29 settembre del 1399 rinunciò al trono
a favore di Enrico IV.
Si apriva il Quattrocento, e si schiudeva il sipario sulle efferatezze di corte,
lievitate dal 1455 con la Guerra delle due Rose (bianca per gli York e rossa per
i Lancaster): maltrattato per lunghi mesi dai carcerieri, Enrico VI venne infine
assassinato nel 1471, mentre pregava nella Lanthorn Tower. Una specie di legge
del contrappasso toccò invece nella Torre Bowyer a un altro detenuto di rango,
Giorgio duca di Clarence, che nel 1478 finì per essere annegato in una botte
della prediletta malvasia. Trascorse un quinquennio, e i figli non ancora
dodicenni dell’appena defunto Edoardo IV furono destinati alla Torre di Londra
sotto le cure dello zio Riccardo, duca di Gloucester. Il quale non esitò a farli
fuori per eliminare fastidiose discendenze: e grazie al duplice delitto, entrò
per sempre nel novero dei re e nella letteratura shakespeariana, col titolo di
Riccardo III.
L’abitudine a togliere di mezzo personaggi scomodi non cessò certo con il
Cinquecento e il Seicento, tutt’altro: lo rammenta il Wall Walk, il cammino di
ronda del lato orientale, dove si infittiscono i graffiti dei prigionieri, in
attesa di un giudizio che, fra XVI e XVII secolo, sovente si traduceva nella
pena capitale. Dai muri sprizzano decine e decine di “firme”, frasi e disegni
incisi nella roccia con la forza della fede o della disperazione: ricorrono ad
esempio gli autografi del prete gesuita Henry Walpole o di Giovanni Battista
Castiglione, precettore della principessa Elisabetta, assieme a quelli di
Ambrose Rookewoode e di sir Everard Digby, cospiratori nella Congiura delle
Polveri e perciò soppressi nel 1606.
Un crogiuolo d’epigrafi è pure la Torre Beauchamp, riservata alle reclusioni vip
di duchi, conti e lord, secondo un’usanza ben consolidata: qui Guildford Dudley
trascorreva le lunghe ore della detenzione scolpendo nei conci litici il nome
della sua sposa Jane Grey, regina per soli nove giorni nel luglio del 1553, fra
la morte di Edoardo VI e l’ascesa di Maria la Cattolica. Marito e moglie,
ventenne lui e sedicenne lei, finirono decollati. La prassi voleva ormai che
traditori, oppositori e disturbatori della monarchia venissero tutti spediti
nella famigerata torre. In cui aveva non a caso trascorso i suoi ultimi giorni
Tommaso Moro, giustiziato nel 1535 con il vescovo Fischer di Rochester per non
essersi allineato allo scisma anglicano.
Era l’età dei Tudor, e i corpi di fabbrica venivano realizzati con travi
frammiste a mattoni: si tratta di una tecnica edilizia tipica di quel periodo,
lasciata archeologicamente in evidenza nel vano d’entrata del cosiddetto Palazzo
Medievale, che raggruppa gli appartamenti della Torre di San Tommaso e della
Torre Wakefield fino alla Torre della Lanterna. Rimaneggiato a più riprese, il
quartiere è stato riattato di recente in stile Edoardo I, con tanto di attori in
costume che raccontano storie antiche sulla vita di corte fra camere di
rappresentanza, aule private, stanze con caminetti, cappellette e la
restauratissima sala del trono, dal soffitto a volta e dall’arredo posticcio e
luccicante, a fare la felicità dei turisti armati di flash e fantasia. È il
Medioevo-business, e perché no? In fondo siamo a Londra, è qui la City.
Non inganni il nome al singolare: la Tower of London, di torri vere e proprie,
ne contiene una ventina. A pianta rotonda, rettangolare, quadrata o poligonale:
ciascuna è composta da due o tre piani con relativi ambienti, dove spesso
trovavano posto i residenti illustri. Gli ospiti più importanti disponevano
addirittura di un intero torrione, per albergarvi il proprio numeroso seguito di
cortigiani e servitù. Non solo: in caso di ospitalità... coatta, i prigionieri
appartenenti alla nobiltà o al clero potevano occupare anch’essi un’intera
torre, con codazzo di inservienti e parenti. I reclusi altolocati risiedevano
sovente in alloggi di qualità comparabile allo status, ed era in quelle prigioni
dorate che talora si raccoglievano, quasi come se niente fosse, pure le loro
famiglie.
Fra i primi detenuti di rango ci fu il re di Scozia John Baliol, sconfitto da
Edoardo I e imprigionato nella Torre del Sale fra il 1296 e il 1299, prima di
essere esiliato in Francia. Nel 1358 la porta Coldharbour si spalancò dinanzi al
re francese Giovanni II il Buono e a suo figlio, prigionieri di guerra. Dalla
Porta dei Traditori dovette entrare nel 1554 persino la futura Elisabetta I,
relegata per un paio di mesi nella Torre della Campana per il presunto complotto
ordito alle spalle della sorellastra regnante, Maria I la Sanguinaria (o la
Cattolica, che dir si voglia). E fra gli ultimi ospiti “illustri” si annovera
pure Rudolf Hess, il gerarca nazista, che dalla Torre di Londra è passato nel
1941.
Sbucando di fronte alla Torre di Londra dal Tube, come è chiamata la
metropolitana londinese, si è subito ai Trinity Gardens di Tower Hill, la
collinetta del patibolo. Lì, dal 1381 al 1747, il boia ha “operato” su circa 120
prigionieri. Per lo più mediante un buon colpo di mannaia, dato che la
decapitazione era considerata la morte più onorevole per gentlemen rei di
tradimento. Ma non mancava il rogo per gli eretici o l’impiccagione per gli
appartenenti ai ceti inferiori. Che, all’occorrenza, potevano anche subire un
trattamento speciale: lo stiramento o lo squartamento. In pubblico: le
esecuzioni erano infatti seguite da una folla urlante che si assiepava intorno
al luogo dello spettacolo.
Per l’occasione, venivano spesso approntate delle tribune lignee, che talvolta
finivano per crollare sotto il peso degli spettatori accorsi in massa. Ma, oltre
al patibolo esterno, ce n’era pure uno interno alla Torre di Londra, un po’ più
intimo e riservato, nello spiazzo del Tower Green. A quel prato verdeggiante
gettarono l’ultima occhiata da vivi lord William Hastings nel 1483, un paio di
mogli di Enrico VIII, lady Jane Grey e Robert Deveraux, giovane conte di Essex,
prima favorito di Elisabetta I e poi condannato dalla regina: considerata la sua
enorme popolarità fra i londinesi, si ritenne troppo pericoloso decapitarlo sul
Tower Hill, per timore di sommosse. Era il 1601: alla sua esecuzione fecero
quindi da possente paravento le mura della Torre di Londra.

La Cella
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La cella di More nella
torre di Londra |
Le note sotto il citato articolo di Moreana 18 hanno sollevato un problema
interessante: quele fosse la cella occupata da Thomas More. Forse il termine
cella non è esattamente appropriato. Richiama infatti l'immagine di una cella
buia e umida in una prigione sotterranea. Di fatto nella Torre c'erano siffatti
posti ma non venivano usati per i prigionieri di stato che erano di solito
uomini e donne di alto rango; a loro erano destinate le cosiddette "chambers".
Alla fine di una lettera a Margaret More scrive:"E così venni ricondotto dal
luogotenente nella mia "Chamber". In un indubbio riferimento alla sua
condizione, More descrive la "chamber" come "convenientemente graziosa".
Comunque nonostante i prigionieri dovessero pagare per il vitto e l'alloggio (
aggiungendo insulti e ingiurie, tanto per parlare) erano in genere trattati
umanamente; potevano portare con loro i propri servitori, e a meno che non
scontassero una sentenza, potevano avere visite e potevano passeggiare sul
bastione o persino nel giardino. Nella planimetria della Torre che risale al
1597 c'è un piccolo giardino recintato ad est di quella che oggi viene chiamata
la Tower Green. Queste concessioni erano conosciute come "le liberta della
Torre".
Per nostra sfortuna non abbiamo alcuna prova del luogo esatto in cui erano
alloggiati i prigionieri. Una indicazione sicura ce l'hanno lasciata quei
prigionieri che hanno inciso il proprio nome sulle mura .( Bisogna tenere
presente che molte delle iscrizioni che oggi si trovano nella torre Beauchamp
sono state ivi portate da altre parti della Torre. Purtroppo per noi More
essendo impegnato a scrivere sui fogli non ebbe tempo di scrivere sui muri. E
così per indagare su quale sia stata la sua cella dobbiamo affidarci alla
tradizione.
La tradizione che vuole che la prigione di San John Fisher si trovi nella Bell
Tower ha una lunga storia. IL suo primo biografo, il cosiddetto Hall, riferisce
della stanza di Fisher come la Chamber nella Bell Tower. Poiché il materiale per
la sua biografia fu messo insieme durante il regno di Mary Tudor, la tradizione
appare essere abbastanza fondata. I primi biografi di More, Ro.Ba. Roper,
Harpsfiel, Stapleton, non dicono dove fosse alloggiato, né Cresacre More fa
riferimento ad alcuna tradizione di famiglia.
Quando ero un giovane fanciullo e vivevo a Londra più di mezzo secolo fa, la
nostra spedizione preferita era una visita alla Tower. La tradizione voleva,
secondo padre Bridgett, che Thomas More era stato imprigionato nella Torre
Beauchamp. Non sono in grado di dire come, perché e quando questa ipotesi fu
rigettata in favore della Bell Tower. Sicuramente non c’è alcuna prova
documentabile. Il cambiamento sembra essere avvenuto durante la Grande Guerra:
secondo una guida di Londra del 1919 la cella di More sarebbe stata nella Bell
Tower.
Ci sono altri indizi nelle biografie o nelle lettere che potrebbero aiutarci? Ne
ho trovato solo due. Il primo in favore della Bell Tower e il secondo della
Beauchamp Tower!
Roper riporta che More “guardando fuori dalla finestra con mia moglie accanto"
aveva visto i tre certosini e i due preti mentre andavano mesti a Tyburn il 4
maggio 1535. La finestra della Beauchamp Tower si trova proprio a est del
fossato della Tower Hill. Penso sia plausibile che More abbia potuto vedere
quello che stava accadendo da lassù. Ma la cosa non è semplice da dettagliare:
può darsi che qualcuno stesse dicendo a More quello che stava accadendo. La Bell
Tower si trova direttamente sull'Ala esterna dove i martiri vennero condotti, ma
l'altezza delle finestre e la loro angusta dimensione avrebbero potuto rendere
difficile la visione.
Il secondo indizio si trova nella lettera che More scrisse a Margaret all'inizio
di maggio nel 1535, dove le racconta dell'interrogatorio al quale era stato
sottoposto il 30 aprile. Quando il luogotente della Torre venne a chiamarlo egli
" aggiustandosi l'abito andò con lui fuori nella galleria. Dopodichè andarono
nella Camera del Consiglio. Quest'ultima si trovava negli edifici che Enrico
VIII aveva appena fatto costruire nell'angolo in cui si trova la Bell Tower e
laddove ad essi si riallaccia; questi edifici furono concepiti come un
prolungamento degli alloggi del Luogotenente. Oggi è conosciuta come la Quenn's
House (Kind's House quando regna un re). Questo non ha niente a che fare con il
Palazzo che si trovava a Sud della White Tower e che venne smantellato durante
il Commonwealth. Se More si fosse trovato nella Bell Tower non aveva alcun
bisogno di andare fuori nella galleria, sarebbe andato semplicemente di sotto.
La Beauchamp Tower dava sui bastioni che portavano all Bell Tower. Questa
sezione è conosciuta come Elizabeth's Walk poiché la Principessa soleva usarla
quando vi fu imprigionata dopo la ribellione di Wyatt. La tradizione la colloca
nella Bell Tower che dà anch'essa sulla walk=passeggiata. Questi bastioni
potrabbero essere la galleria di cui parla More. Il termine galleria aveva in
quel periodo una connotazione molto più ampia di quanto non l'abbia oggi. Così
More avrebbe potuto benissimo percorrere un tratto dei bastioni ed entrare nella
Bell tower per poi scendere nella Camera del Consiglio.
Penso che non si possa affermare con certezza che More sia stato imprigionato
nella Bell tower mentra la tradizione più antica si riferisce all Beauchamp
tower. Forse esiste una soluzione semplice: egli trascorse parte del tempo in
una e parte nell'altra, sebbene non c'è alcun riferimento al cambio nemmeno
quando egli venne a perdere le cosiddette libertà della Tower per essere
definitivamente isolato.

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