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Nel corso di quattro drammatici interrogatori (30
aprile, 7 maggio, 3 e 14 giugno)
tiene testa con pacata fermezza alle
minacce e alle blandizie dei giudici asserviti al monarca.
Viene
condannato a morte (Westminster, (l° luglio)
sotto l'imputazione «di aver
parlato del re in modo malizioso, traditoresco e diabolico».
Scrive (5
luglio) l'ultima lettera a Margaret, benedicendo tutti i suoi cari.
Il 6
luglio, alle 9 del mattino, viene decapitato sulla Tower Hill per gentile
concessione del re,
che gli risparmia l'impiccagione inflitta ai
traditori; la sua testa mozzata viene esposta sul Ponte di Londra,
rimpiazzando quella del card. John Fisher, che era stata troncata il 22
giugno.
Un'ondata di sdegno e di commiserazione corre l'Europa:
una Expositio
fidelis del suo comportamento e del supplizio patito con inflessibile
animo circolò largamente,
a partire dal 23 luglio, sotto il nome
sibillino di «Philippus Montanus», che cela forse quello illustre di
Erasmo;
largamente nota fu anche la lettera di eguale argomento spedita il
9 agosto
dal cardinale Niccolò Schönberg al card. Marino Caracciolo.
Vari scritti ascetici vergati da More in carcere videro la luce postumi.
Nel 1889 papa Leone XIII lo beatificò e nel 1935 (19 maggio),
quarto
centenario del supplizio,
Pio XI lo proclamò assunto fra i santi. |