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Del grande ritratto della famiglia di Tommaso Moro
dipinto da Hans Holbein – il primo del suo genere a nord delle alpi, e
avvicinabile in qualche modo alla superba commemorazione dei Gonzaga nella
camera degli sposi a Mantova, dovuta al Mantenga – non ci restano che notizie.
Esistono i disegni di Holbein relativi ad alcuni
personaggi di rilievo della famiglia che si trovano nella Royal Collection del
castello di Windsor; lo schizzo a penna della famiglia riunita, sempre di
Holbein, nel museo di Basilea e le versioni del pittore inglese Rowland Lockey,
alla fine del cinquecento

Il quadro originale
Fra libri, animali e oggetti
d’antichità spiccava, nella stanza da pranzo o forse nella biblioteca di casa
More, il ritratto di famiglia di
Hans Holbein, commissionato da Moro,
probabilmente in occasione del suo cinquantesimo compleanno.
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Hans
Holbein
il giovane
Autoritratto
(1542-43)
Firenze – Galleria
degli Uffizi |
Moro venne a conoscenza
dell’artista, tramite Erasmo, verso la fine del 1526, il quale lo manderà in
Inghilterra con delle lettere di raccomandazione presso i suoi amici.
Probabilmente le mutate condizioni culturali e religiose del centro Europa
offrivano esigui spazi per un ritrattista, spingendolo così a cercare altrove
commissioni di lavoro.
Egli vi rimase fino
all’agosto del 1528 ma ritornò di nuovo da Basilea prima della fine del 1532 e
proseguì in Inghilterra verso una carriera di gran successo fino alla sua
prematura morte da peste nel 1543.
Moro fu il primo ad accogliere
l’invito di Erasmo e ad ospitare nella sua casa l’artista, dove tra l’estate e
l’autunno del 1526, conoscerà le sue qualità e, nel mese di dicembre dello
stesso anno potrà scrivere ad Erasmo che ‹‹il tuo pittore è uno straordinario
artista. Ho paura che non troverà qui tanti clienti, quanti sperava, ma io farò
di tutto perché questo terreno non sia per lui del tutto sterile››. (T. MORO,
Lettera ad Erasmo, in “Lettere”, Morcelliana, Brescia p.120).
Non si può dire che san Tommaso non
mantenne la promessa fatta all’amico. Le figure più rappresentative della storia
inglese della prima metà del cinquecento vivono ancora oggi per i ritratti che
di loro fece Holbein. Dopo il 1532 egli divenne il pittore aulico di Enrico VIII.
Senza esagerazioni possiamo affermare con certezza che la fortuna di Holbein in
Inghilterra si debba attribuire all’interessamento che Moro ebbe nei suoi
confronti.
Indubbiamente la prima commissione
in Inghilterra l’artista l’ebbe da Moro: quando questi gli chiese di dipingere
il suo ritratto e quello della sua famiglia. Grazie a questa iniziativa del
Santo possediamo oggi le sue uniche immagini, quelle provenienti dai disegni di
Holbein.
Il suo primo e maggior lavoro in
Inghilterra fu il ritratto di gruppo di questa famiglia, contenente undici
immagini a grandezza naturale all’interno di uno scenario domestico, libri
d’esposizione, strumenti musicali, decorazioni floreali e animali domestici.
All’epoca era molto originale essendo interamente mondano e notevolmente
realistico, probabilmente un concetto comune dell’artista e del committente ed
evidentemente inteso a mostrare anche ciò che Holbein poteva fare.
In seguito l’artista mandò ad
Erasmo ciò che doveva essere stato un abbozzo provvisorio in inchiostro e penna,
che resta la principale testimonianza dell’originale perduto e sarà in seguito
discusso e messo in relazione con altri dipinti. Le copie lo imitano
attentamente ma è impossibile sapere con esattezza ciò che il copista
introdusse. Il cane mal descritto in primo piano, che non si trova nello schizzo
a penna, sembra un’aggiunta ovvia, forse suggerito dal ricordo di un nipote
verso un animale domestico adorato. È stato sostenuto che il dipinto di Basilea,
che mostra la dama Alice inginocchiata e Cecilia Heron che tiene apparentemente
un rosario, potrebbe aver mostrato la famiglia in preghiera e che fu alterato
per un ammonimento politico. Comunque questo sembra molto improbabile, data
l’aperta e dichiarata dissidenza dei discendenti Moro. Lo stile del gruppo, con
Margaret Giggs che si sporge chiacchierante su Sir John e l’aggiunta della
scimmia di dama Alice, è molto di più di un oggetto di conversazione. Holbein
deve aver realizzato la sua composizione unitamente a scenette d’individui nelle
pose caratteristiche, alterando dettagli per questioni di coerenza. Se l’intera
famiglia non avesse mai posato assieme tale avvenimento sarebbe stato adatto a
comparire nelle vivaci memorie della casa.
Nel 1603/4 Karel Van Mander
pubblicò nella Germania Bassa la sua Vite di celebri pittori olandesi e tedeschi
che, attraverso traduzioni, divenne molto conosciuta da intenditori come George
Vertue. Holbein aveva una grande reputazione come artista e quando Van Mander
visitò Basilea nel 1577 raccolse tutte le informazioni su di lui, nella sua
città natale, dove il pittore ritornò più di una volta in seguito alla sua
visita iniziale in Inghilterra. Egli dice che Holbein dipinse i Moro con la sua
famiglia, parenti, casa e altri ed in seguito invitò il re per un grande
banchetto e gli mostrò ciò che il pittore aveva realizzato. Van Mander prosegue
sostenendo che il re in seguito assunse Holbein presso di sé e che egli fece
molti bellissimi ritratti. L’intera storia è confutata, a causa delle
inesattezze, poiché non fu fino al ritorno di Holbein a Londra nel 1532, quando
la carriera dei Moro era in declino, che egli fu impiegato presso la corte.
Tuttavia, non si può negare una certa verità al racconto, poiché fu solo durante
la prima visita di Holbein che i Moro furono in una posizione elevata
all’interno della benevolenza reale e potevano ricevere gente importante,
cosicché era possibile per il quadro acquistare notorietà.
Dopo l’esecuzione di Tommaso Moro
nel 1535, le sue proprietà sequestrate furono messe sotto la custodia del
Controllore della casa del re, William Paulet, in seguito primo marchese di
Winchester, e sembra piuttosto probabile che il quadro, molto grande e in una
Inghilterra politicamente corrotta, rimase per un po’ di tempo nella casa.
Paulet fu un famoso statista che riuscì a mantenere alta la carica per tutti i
regni turbolenti delle quattro dinastie Tudor. Egli costruì una splendida casa
che venne totalmente distrutta nel famoso assedio della Guerra Civile. Alcuni
pezzi di fine terracotta trovati tra le rovine suggeriscono che egli sarebbe
stato un fine intenditore e che avrebbe prestato abbastanza cure al quadro di
Holbein. Paulet era in società con Burghley e questo avrebbe influito il
passaggio successivo del dipinto Moro. Burghley, si dice, che avesse impiegato
come agente nei Paesi Bassi un certo Andries de Loo. Egli comprò il ritratto di
Holbein dell’Arcivescovo Warham: benché Paulet morì nel 1572 egli poté vendere
il quadro Moro a de Loo nel corso della liquidazione dei beni di Moro, forse
attraverso la mediazione di Burghley. Per il resto, il dipinto sarebbe passato a
lui quando il figlio di Paulet avrebbe rinunciato alla casa di Chelsea nel 1575.
La prossima importante fonte è
Joachim von Sandrart. Egli nacque a Francoforte nel 1606 e andò a Londra nel
1627, col suo allora maestro, il pittore Gerard Honthorst. Egli vide la
collezione di Carlo I così come quella del duca di Buckingham e di Tommaso
Howard, conte di Arundel, nello Strand. Egli notò gli Holbeins nella Long
Gallery, incluso il Trionfi dei Ricchi e della Povertà, ma nulla disse sul
ritratto della famiglia Moro. Esso è menzionato solo in una fase diversa della
sua storia in cui disse, erroneamente, che era nella collezione di de Loo,
sebbene de Loo era morto nel 1590. La maggior parte della collezione Arundel
venne trasportata verso il continente nel 1641 circa, prima della guerra civile.
Lord Arundel morì nel 1646 e la prima menzione del quadro è un inventario fatto
in seguito alla morte della contessa nel 1654; poichè non si trovava nella
galleria nel 1627 deve essere stato acquistato prima del 1641. Arundel
incoraggiò l’accesso del dipinto nella sua galleria e diffuse la cultura d’esso
attraverso le riproduzioni. Dopo la morte della contessa Arundel nel 1654, il
quadro venne acquistato da nobili collezionisti, Albert e Franz von Imstenraedt,
dai quali passò al vescovo di Olmütz nel 1673. Quasi certamente andò distrutto,
con i Trionfi di Holbein, in un incendio nel palazzo estivo del vescovo nel
1752. E’ curioso pensare che esso era ancora esistente ai tempi di Vertue e
Horace Walpole.
Con Vertue e Horace Walpole nel
diciottesimo secolo riceviamo informazioni dai loro incontri con i discendenti
di Sir Tommaso Moro e il loro vero esame e descrizione delle copie, verso le
quali erano intensamente interessati. Senza conoscere il destino dell’originale,
essi impiegarono molti sforzi nel rimetterli assieme. Gli stessi discendenti
Moro spesso sembrano aver trasmesso tradizioni di lunga durata più dei fatti sui
quali queste tradizioni si sono basate.
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