San Tommaso Moro

"Il giusto sarà ricordato per sempre” Salmo 112,6;

«Dalla sua opera scaturisce un messaggio che attraversa i secoli e parla agli uomini di tutti i tempi della dignità inalienabile della coscienza, dell’ispirazione per una politica che si ponga come fine supremo il servizio alla persona umana, della costante fedeltà alle autorità e istituzioni legittime proprio perchè in esse intendeva servire non il potere, ma l’ideale supremo della giustizia».

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Tutti gli Epigrammi

Questa prima versione italiana integrale delle poesie latine di Thomas More, pubblicata sotto gli auspici del Centro Internazionale Thomas More, vuole essere un omaggio a uno dei nostri più profondi conoscitori del grande umanista europeo e della cultura rinascimentale: Luigi Firpo, uomo di doti incomparabili al quale sono stato legato da un’amicizia autentica e la cui scomparsa ha lasciato un vuoto non colmato. Firpo aveva pubblicato la versione di settanta epigrammi moreani nel volume ldea di Thomas More (Vicenza, Neri Pozza,1978, pp. 115-134), ma già lo stesso anno il totale degli epigrammi da lui tradotti e stampati, questa volta, nella rivista "Il pensiero politico" (XI, pp.2ll-242), saliva a centoventi (su un totale di duecentottantuno). In entrambi i casi la versione era preceduta dal testo che qui riproduciamo perché rappresenta una lucida ed essenziale introduzione all'universo poetico moreano.

Gli Epigrammata di More videro la luce a Basilea nel marzo 1518, dall'officina illustre del Froben, in calce all'edizione definitiva dell'Utopia. Il frontespizio era adorno d'una splendida cornice li gnea delineata da Hans Holbein; Beato Renano vi aveva premesso il 13 febbraio una lettera dedicatoria a Willibald Pirckheimer, umanista, amatore d'arte, consigliere della città di Norimberga: in essa def iniva i versi di More "argutissimi scherzi", animati da un "garbato spirito" e in tutto rispondenti al modello dell'epigramma, che "deve conngiungere l’arguzia con la brevità, essere piacevole e conchiudersi d’improvviso con un motto di spirito". Non erano elogi convenzionali. Gli umanisti italiani del Quattrocento, soprattutto il Pontano e il Marullo, avevano condotto a perfezione il genere epigrammatico, mescolando spunti encomiastici o di epicedio e brevi carmi religiosi con una vasta casistica amatoria, spesso erotica e licenziosa, che svariava dalle morbidezze sensuali di stampo ovidiano fino al turpiloquio aggressivo di Marziale.

Tardi circolarono, dopo il 1460, i modelli delicati e accademici della poesia ellenistica attraverso l'Anthologia di Massimo Planude, fatta conoscere in Italia dal Bessarione e stampata a Firenze nel 1494. Esile fiore delle serre letterarie destinato al mondo raffinato e suscettibile delle corti, quel verseggiare di bravura eludeva la satira di costume, la critica di professione e di ceti, di vizi e di manie, ogni intrusione arrischiata nel mondo della realtà. A questa guarda invece More, che sa cogliere con freschezza gli aspetti ridicoli della vita quotidiana, per ritrarli con arguzia ora bonaria, ora severa in brevi componimenti lucidi, icastici, mordaci. Il suono non è più il mondo dei trattenimenti signorili, ma quello della gente vera: avvocati e mercanti, contadini e parassiti, frati e casalinghe medici e astrologi. Se un centinaio e più dei carmi trae spunto dalla sterminata miniera dell'Anthologia, egli non esita a ricorrere a canzoni popolari, a favolette correnti, alla propria esperienza di viaggi e di negozi, al conversare affabile con gente d'ogni ceto, al motto colloquiale sbocciato per naturale arguzia sulle labbra degli illetterati. Uomo di religiosità profonda, More non accoglie nella propria raccolta pur un verso divozionale, rompendo le grigie convenzioni dei verseggiatori nordici, le prolissità scolastiche, i calchi abusati, cui non si era sottratta neppure la parallela silloge epigrammatica di Erasmo, stanca sequela di complimentosi panegirici e di luoghi comuni della pietà religiosa. Così pure si astiene da ogni licenziosità, ma senza ipocrisia: gli accenni sboccati o scatologici rispondono a un franco adeguarsi all'immediatezza del linguaggio popolaresco, o danno voce a un avvertibile filone di misoginia. Accanto ai falli e alle debolezze femminili, il poeta morde gli ecclesiastici indegni, i potenti viziosi e tirannici, ogni sorta di incolta arroganza o di furberia prevaricatrice.

Dopo essersi brevemente soffermato sulla genesi dell'opera e sul suo meritato successo (neppure tre anni separano la prima edizione dalla terza, ampliata, del dicembre 1520), Firpo concludeva mettendo in luce che la "parzialità" della sua versione "rappresentava una scelta tematica, guidata da un preminente interesse politico", e che la sua pubblicazione, in quell'anno 1978, voleva (essere un sommesso contributo alla celebrazione del quinto centenario della nascita di un grande umanista che fu cancelliere d'Inghilterra e martire della cattolicità, un uomo festevole per arguzie benigne ma di inflessibile fedeltà alla propria coscienza". Se Luigi Firpo avesse avuto tempo e vita sufficienti per completare il suo lavoro sugli Epigrammi moreani probabilmente saremmo in possesso di un secondo gioiello critico e letterario, oltre alla splendida edizione che egli ci ha lasciato dell'Utopia.

In ogni caso ci sembra meritevole di attenzione l'iniziativa culturale che oggi siamo lieti di presentare al pubblico italiano. Questa nostra edizione si basa sul vol. 3, parte II (Latin Poems) della Yale Edition of Complete Works of St. Thomas More (New Haven e London, Yale University Press, 1984). Da qui è stata tradotta e adattata l'ampia Introduzione agli epigrammi, che abbiamo creduto opportuno integrare con una breve Guida alla prosodia e alla metrica latina, preparata da Paolo Focardi (Firenze) e pubblicata in appendice. Il volume però si apre con una Prelazione appositamente adattata per noi da Germain Marc'hadour dell’Università di Angers, oggi forse il maggiore studioso vivente dell'opera moreana, che colloca la figura di Thomas More sullo sfondo della cultura italiana rinascimentale e moderna, e con una diffusa Scheda biografica. Ancora dall'edizione critica della Yale University sono tratti, oltre il testo originale latino, il commento agli epigrammi, tradotto e adattato a cura della redazione delle Edizioni San Paolo, la nota bibliografica debitamente aggiornata e la concordanza fra la numerazione degli epigrammi secondo l'edizione Bradner-Lynche la numerazione secondo l'edizione Yale.

Si esprime viva gratitudine a Laura Salvetti Firpo, che ha gentilmente concesso l’autorizzazione a pubblicare le traduzioni dell'indimenticabile studioso. La signora, sensibile e intelligente, oltre ad essere stata una collaboratrice preziosa, ancora oggi rende fecondo il patrimonio firpiano. Si ringrazia pure Luciano Paglialunga, il quale aveva autonomamente presentato una propria versione integrale degli Epigrammata. La prefazione scritta da Germain Marc'hadour è stata tradotta da Armando Gonella; l'introduzione dell'edizioneYale da Luciano Paglialunga; i testi greci dei Progymnasmata da Paolo Focardi.

Milano, 22 giugno 1994
Festa di san Thomas More

CESARE GRAMPA
Segretario Generale del Centro Internazionale Thomas More


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