San Tommaso Moro

"Il giusto sarà ricordato per sempre” Salmo 112,6;

«Il beato Tommaso Moro è più importante in questo momento che in qualsiasi altro momento della sua vita, forse anche più che nel grande momento della sua morte; ma non è ancora così importante come sarà fra un secolo. Allora, egli verrà forse considerato il più grande degli inglesi, o per lo meno il più grande degli inglesi che hanno agito nella storia».

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Studi su Utopia

Università degli Studi di Lecce

Centro Interdipartimentale di Ricerca sull’Utopia

Denominazione del Centro:

Centro interdipartimentale di ricerca sull’utopia

Sede:

Palazzo Parlangeli, Via M. Stampacchia
73100 LECCE LE
tel. 0832-336628, 336619
fax 0832-336626

Indirizzo di posta elettronica e pagina WEB:

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Coordinamento:

QUARTA Cosimo (Ricercatore confermato, Docente di Filosofia della storia)

Comitato scientifico:

SCHIAVONE Giuseppe (Professore associato, Docente di Filosofia politica)

TUNDO Laura (Professore associato, Docente di Storia della filosofia morale)

COLOMBO Arrigo (Professore associato di Filosofia a riposo)

Membri

QUARTA Cosimo

SCHIAVONE Giuseppe

TUNDO Laura

COLOMBO Arrigo

FABRIZIO Elena (Dottoranda)

SCHIATTONE Mario (Docente di filosofia nei licei)

STELLA Carmela (Docente di filosofia nei licei)

CALIOLO Salvatore (Laureato)

Finalità del Centro:

1.

Il Centro è nato nel 1982 come Gruppo di ricerca sull’utopia, nell’ambito del Dipartimento di Filosofia e Scienze Sociali; nel 1991 è stato riconosciuto come Centro interdipartimentale.

Suo fondamentale carattere è la comunità di ricerca. Come tale aveva operato già negli anni 70, mentre nell’82 precisò meglio il suo obiettivo concentrandovi tutte le sue forze. Per comunità di ricerca intendiamo un sodalizio di studiosi (circa una decina, con ingressi e uscite nel tempo) che lavorano insieme attraverso incontri settimanali (di tre ore, un’ora dedicata ai problemi organizzativi) in cui la ricerca di ognuno viene discussa da tutti in ogni sua fase. I membri si alternano via via come relatori. La ricerca dei singoli viene così verificata e arricchita, v’è un continuo scambio d’idee, v’è un arricchimento di tutti.

È così che il gruppo ha potuto essere creativo e fecondo. Ha ripensato radicalmente l’utopia scoprendo, al di sotto del fatto filosofico e letterario, cui è andato finora l’interesse dei più, uno strato più profondo, quello dei movimenti popolari (due filoni precisamente: i movimenti religiosi di salvezza, messianismo ebraico, annunzio evangelico, millenarismo, eresia medievale e moderna; i moderni movimenti rivoluzionari, le rivoluzioni moderne), in cui l’utopia ha avuto finora i suoi portatori storici e si è precisata come il «progetto della società di giustizia», più oltre della società fraterna, che muove l’intera storia umana. Progetto e processo e, dalla Rivoluzione inglese in poi, costruzione in atto. Sì che la società di giustizia si sta costruendo da tre secoli, pur tra grosse difficoltà, arresti e riflussi; ma realizzando fondamentali strutture. Ciò può aiutare l’umanità a dissipare il persistente pessimismo storico che la pervade, e fondare la speranza, quindi l’impegno di noi tutti.

Questo radicale ripensamento ha trovato la sua più compiuta espressione nel volume di A. Colombo, L’Utopia. Rifondazione di un’idea e di una storia, Bari, Dedalo, 1997; ma corre in tutti i nostri lavori; che sempre puntano all’utopia storica e concreta, di fronte all’utopia letteraria. Che hanno mirato, oltre che a rivalutare maestri di grande forza progettuale, come Winstanley e Fourier (o la ricomprensione di Platone e Th. More); alla rivalutazione della Rivoluzione inglese del Lungo parlamento, alla comprensione del crollo del comunismo sovietico come fine non dell’utopia ma di una distopia, società perversa, e possibile ripresa dell’utopia; a rivalutare strutture del progetto universalmente deprezzate come la democrazia diretta o il vincolo etico.

Il carattere di comunità di ricerca distingue questo Centro dagli altri, che sono spesso forme organizzative senza un serio movimento di pensiero. Questo carattere ha dato al Centro di Lecce una precisa identità e ha suscitato l’attenzione degli altri gruppi e centri anche a livello internazionale.

 

The Centre was born in 1982 as a Group of research about utopia, inside the Department of Philosophy; in 1991 it was acknowledged as a Interdepartmental Centre.

Its basic character is that of a research community. As such it had already existed in the 70s, while in 1982 it specified better its aim, concentrating all its forces on utopia. The idea of a research community is for us that of a sodality of scholars who work together in weekly meetings in which the research of every member is discussed in all its phases by everybody. Members alternate as speakers. And so the research of the single individuals is continually verified and enriched, there is a continuous exchange of ideas, a cultural enrichment of everybody.

Therefore the group was able to grow and become creative and fecund, and rethink utopia radically finding out, beneath the philosophical and literary fact, to which until now most people have devoted their attention, a more profound layer, that of the popular movements (two streams precisely: religious movements of salvation, that is Jewish Messianism, Evangelical annunciation, Millennialism, medieval and modern heresy; modern revolutionary movements, that is, the modern revolutions) in which utopia has had until now its historical bearers and has grown as the «project of a society based on justice» ( of a fraternal society later) which drives forward the whole of human history. A project and a process and, since the English Revolution, a construction in progress. So that for three centuries the construction of a society based on justice has advanced, though amid great difficulties, has stopped, has flowed; nevertheless realising basic social and political structures. All that can help mankind to dissipate the historical pessimism that pervades it, and to found hope, and therefore the engagement of us all.

This basic rethinking has found its fullest expression in the volume of A..Colombo, L’utopia. Rifondazione di un’idea e di una storia, Bari, Dedalo, 1997; but it is present in all our works, which aim at the historical and concrete utopia, as opposed to the literary utopia. They have aimed to revalue some very creative masters such as Winstanley and Fourier (or the re-understanding of Plato and Thomas More); to revalue the English Revolution of the Long Parliament, to understand the collapse of soviet communism as an end not of a utopia but of a dystopia, a perverse society, and as a possible renewal of utopia itself; to revalue certain structures of the utopian project universally despised as direct democracy or ethical bonds

The character of a research community distinguishes the Centre from others, which are often organisational forms without a real movement of thought behind them. This character has given to the Centre of Lecce a precise identity and has provoked the attention of other groups and centers on an international level too.

Tipo di finanziamento:

MURST 40%, CNR, Università, Dipartimento di Filosofia e Scienze Sociali, Enti pubblici

Iniziative:

1.

La Collana, «L’Utopia - Testi e Studi», collocata dapprima presso l’editore Franco Angeli di Milano, ha pubblicato lì i quattro volumi seguenti:

J. Harrington, La repubblica di Oceana, a cura di G. Schiavone, 1985

C. Quarta, L’utopia platonica, 1985

A. Colombo (ed.), Utopia e distopia, 1987

A. Colombo, L. Tundo (edd.), Fourier. La passione dell’utopia, 1988.

In seguito, subentrati alcuni inconvenienti, tra cui la mancanza di pubblicità e la scarsa diffusione, la Collana è passata all’editore Dedalo di Bari col titolo «L’Utopia. Per una società giusta e fraterna». Sono usciti i volumi:

A. Colombo, C. Quarta (edd.), Il destino della famiglia nell’utopia, 1991

C. Quarta, Tommaso Moro. Una reinterpretazione dell’«Utopia», 1991

L. Tundo, L’utopia di Fourier. In cammino verso Armonia, 1991

G. Schiavone, Winstanley. Il profeta della Rivoluzione inglese, 1991

A. Colombo, G. Schiavone (edd.), L’utopia nella storia: la Rivoluzione inglese, 1992

A. Colombo (ed.), Utopia e distopia, 1993, nuova edizione

C. Quarta, L’utopia platonica, 1993, nuova edizione

L. S. Mercier, L’anno 2440, a cura di L.Tundo, 1993

A. Colombo, La Russia e la democrazia. Il riemergere della democrazia diretta, 1994

A. Colombo (ed.), Crollo del comunismo sovietico e ripresa dell’utopia, 1994

Il Centro ha curato un numero monografico della rivista fiorentina «Stazione di posta», Il tema: l’utopia, con contributi di A. Colombo, M. Moneti, C. Quarta, G. Schiavone, L. Tundo, R. Creagh, K. Kumar (nn. 55-57, sett. 1993 - apr. 1994, pp. 5-93)

M. Schiattone, Alle origini del federalismo italiano. Giuseppe Ferrari, 1996

A. Colombo, L’Utopia. Rifondazione di un’idea e di una storia, 1997

G. Schiavone (ed.), La democrazia diretta. Un progetto politico per la società di giustizia, 1997

L. Tundo, Kant. Utopia e senso della storia. Progresso, cosmopoli, pace, 1998

A. Colombo, Materiali per l’utopia. Il Diavolo. Genesi, storia, orrori, di un mito cristiano che avversa la società di giustizia, 1999

2.

 I Convegni internazionali sull’utopia si tengono dal 1984 ad anni alterni. Loro scopo è la verifica delle ricerche del Centro, lo scambio, l’arricchimento; perciò si sceglie sempre un tema su cui il Centro s’è già impegnato; in tal senso se ne può capire la funzione, anzi la necessità.

Sono rigorosamente monografici, costruiti secondo un progetto preciso; condotti secondo una metodologia precisa che s’impernia sulla discussione. Dieci relatori vengono scelti e impegnati in base al progetto; altri dieci studiosi vengono invitati; le relazioni devono pervenire per tempo, per essere distribuite e prelette, per sostanziare la discussione.

Da ogni convegno si ricava un volume collettivo, concepito come un’autonoma raccolta di saggi.

 

These International Conferences on utopia have been held since 1984 every two years (the last two at three years intervals due to financial difficulties). Their aim is to check the research of the Centre with other scholars, to exchange ideas with them and to enrich our experience. Therefore we always choose a subject o which the Centre has already worked previously. Therefore these Conferences are important for us, in a certain sense they are necessary.

They have a strictly monographic character, conceived according to a precise project, run with a precise methodology which pivots on the discussion. Ten speakers are chosen and engaged on the points of the project; ten other scholars are invited; papers must arrive in time to be distributed and read in advance in order to achieve a better result in the discussion.

From every Conference we build a collective volume, conceived and carried out as an autonomous collection of essays.

I Convegni finora tenuti:

1984: Utopia e distopia

1986: L’utopia di Fourier: passione lavoro piacere

1988: Il destino della famiglia nell’utopia

1990: L’utopia nella storia: la rivoluzione inglese

1992: Il crollo del comunismo sovietico e la ripresa del progetto utopico

1995: La democrazia diretta, progetto politico dell’utopia

1998: Un’etica per la società di giustizia (scadenza triennale per scarsità di fondi).

3.

Dal 1992 il Centro pubblica dei documenti intervenendo nella situazione politica e sociale. Li invia alla stampa, alle forze politiche e sindacali, agli studiosi dell’utopia e ad altri studiosi amici.

Ha pubblicato sinora:

Since 1992 the Centre has prepared and edited some documents on the problems of political and social situations. They have been sent to the press, to politicians, trade-unionists, scholars on utopia and other scholars who are our friends.

The documents we have edited until now are the following:

Ai popoli dell’Europa orientale dopo il crollo del comunismo oligarchico e totalitario un appello e una proposta, mar. 1992

Sull’uso improprio e demagogico del referendum, gen. 94

I problemi della Sinistra, giu. 95

Il fenomeno immigrazione. Proposte per affrontarlo in termini umani, gen. 96

Errori e incertezze della Sinistra, mar. 97.

4.

I dibattiti e il Movimento

In seguito all’uscita del volume L’Utopia, Rifondazione di un’idea e di una storia, il Centro ha avviato una serie di dibattiti con la gente sul tema «La società di giustizia. Ciò che possiamo e dobbiamo sperare», che del volume costituisce il messaggio.

Dai dibattiti è nata spontaneamente, nella primavera del 1998, l’iniziativa di un Movimento per la società di giustizia e per la speranza, per il quale si è redatto un testo base, una sintesi della visione storica e dei principi che lo ispirano, e un documento base, che serve anche da carta di adesione. Il Movimento si costruisce attraverso incontri e dibattiti con la gente, mirando alla formazione di Gruppi locali autonomi, attivi nello sviluppo di una coscienza di giustizia, nell’operare secondo giustizia, nell’affrontare problemi e nel costruire istituzioni di giustizia. Decine d’incontri si sono tenuti nelle tre province del Salento, numerosi gruppi si sono formati o sono in formazione. Accordi sono in corso per portare il Movimento in Toscana, in Lombardia, in Sardegna. Il testo e il documento base sono stati tradotti in inglese e in francese, in vista di una più ampia diffusione. Si è formato un Comitato di coordinamento che presiede allo sviluppo e all’organizzazione.

 

The idea for this Movement,-the Movement for a just society and for hope- first came to us in Lecce in January of year 1998, following a debate entitled «The society based on justice. What we can and must hope for», one of the many debates we had held around that time after publishing the book L’utopia. Rifondazione di un’idea e di una storia (quoted) and once we had realised that it was no longer simply a book, but a message, i.e. the just society, its construction, the meaning of the history of man, the dawning of hope for mankind, a message that would have to be passed on to the people, everywhere and in every way. This book was the result of about twenty years’ studies carried out in the «research community» of the Centre.

The original idea for the Movement came into being amongst people talking after the debate since they had realised its potential. They had realised that this message required further discussion in order to get to the bottom of it, to feel it and experience it, to make it a principle for action within society, a principle for commitment at all levels. Then the message would have to be conveyed so that more people could grasp and experience it, so that the hope could be passed on to the many. The idea was, then, for a movement made up of people who would meet to discuss the problems of the just society at its various levels, to foster hope in the face of difficulties, to help one another act justly in their existence, in social life, in their work, and to help found just institutions. Meetings would be held monthly or fortnightly in local groups in various towns and villages.

5.

I rapporti con la comunità utopica internazionale.

Attraverso queste attività il Centro è entrato in rapporto con la rete di studiosi dell’utopia, con un certo numero di studiosi e centri:

In Italia con L. Firpo e gli studiosi che con lui operavano;

con l’Associazione internazionale per gli studi sulle utopie, AISU, sorta a Roma nel 1988 a cura di Eugenio Battisti e Giuseppa Saccaro del Buffa, filosofo;

col Centro interdipartimentale di studi sull’utopia dell’Università di Bologna, sorto nel 1989 a cura di V. Fortunati, anglista;

con l’Istituto Suor Orsola Benincasa di Napoli, dove operano alcuni studiosi dell’utopia;

in Francia col Moreanum dell’Università di Angers, presieduto da Germain Marc ’Hadour; C. Quarta è membro del direttivo;

Les Amis de Charles Fourier di Besançon, dove L. Tundo fa parte della redazione dei Cahiers;

negli Stati Uniti con la Society for utopian studies, animata da Lyman T. Sargent, politologo, St. Louis, Missouri. I membri del Centro compaiono nel Directory of utopian scholars pubblicato inizialmente da A. O. Lewis, poi da Sargent;

in Argentina con un gruppo di studiosi delle università di Buenos Aires e Rosario: E. Corbacho, B. J. Figallo, R. Homet, F. Hubeñak, A. B. Martino.

Oltre che con numerosi studiosi italiani, con gli studiosi stranieri che hanno partecipato ai convegni: P. Antes, Hannover; R. Ashton, East Anglia; B. Baczko, Genève; M. Burnier, Paris; R. Creagh, Montpellier; F. Dado, Tirana; S. Debout, Paris; M.M. Desbazeilles, Lille; G. Diliguensky, Mosca; R.Entov, Mosca; F. Houtart, Lovanio; E. Lehouck, Toronto; B. Manning, Ulster; R. Schérer, Paris; Jean-Paul Thomas, Paris; R. Tokarczik, Lublino; R. Trousson, Bruxelles.

Con altri studiosi dell’utopia: H. Arama, Bucarest; M. Barkun, Syracuse; L. Borot, Montpellier; P. Fitting, Toronto; K. Kumar, Charlottesville; G. Mariz, Bellingham; E. McCutcheon, Honolulu; J.M. Racault, Réunion; H. Tamura, Tokyo; T. Widdicombe, Anchorage.

V’è con questi studiosi uno scambio d’idee, di informazioni, di pubblicazioni, d’iniziative.

Coordinamento: Arrigo Colombo, Via Monte San Michele 49, 73100 Lecce, tel. 0832/314160