Il dipinto racconta uno dei più commoventi episodi della vita di Sir Thomas More. Racconta il genero, William Roper, nella sua biografia del suocero che dopo il processo Tommaso Moro fu condotto da Westminster Hall verso la Torre. «Sua figlia e mia moglie, desiderosa di vedere suo padre, che lei credeva di non poter rivedere più in questo mondo, ed anche per ricevere la sua ultima benedizione, si diede ad aspettare nelle vicinanze del molo della Torre, dove sapeva che egli doveva passare prima di poter entrare nella Torre; quivi stette aspettando il suo ritorno in cella. Appena lo vide, dopo aver, ginocchioni e riverentemente, ricevuto la sua benedizione, correndogli incontro e spingendosi senza considerazione né cura per se stessa in mezzo alla folla e alla squadra delle guardie che lo circondavano armate di alabarde e spade, gli si avvicinò di corsa e quivi in vista di tutti lo abbracciò, gli si gettò al collo e lo baciò. Ed egli, gioioso di questo naturalissimo amore ed affetto filiale verso di lui, le diede la benedizione paterna e le disse anche molte pie parole di conforto.
Andatasene e non soddisfatta della previa vista del padre, e come se avesse dimenticata se stessa, essendo del tutto rapita dall’amore pel suo caro padre, senza rispetto né per sé né per la calca di gente che lo attorniava, d’un tratto si voltò di nuovo indietro e gli corse incontro come prima, gli gettò le braccia al collo e lo baciò varie volte con grande affetto, e finalmente fu costretta a partire col cuore molto pesante. La vista di queste cose fu per molti che erano quivi presenti così commovente che li fece rattristare e piangere dalla forte compassione» (William Roper, Vita di Tommaso Moro, traduzione e note di Joseph Cinquino, D’Auria Editore, Napoli 1968, pp. 102-103.
L’episodio è ricordato anche nella Paris News Letter con l’aggiunta di alcune parole di More alla figlia: «Allora il suo amatissimo padre, avutone permesso dagli arcieri, le disse per confortarla: - Abbi pazienza, Margaret, e non angustiarti più. E’ la volontà di Dio. Tu conosci da tanto tempo i segreti del mio animo».
L’Expositio fidelis aggiunge che durante il secondo abbraccio Moro, pur senza dare altro segno di turbamento, non riuscì a trattenere le lagrime; un particolare patetico forse aggiunto di fantasia che viene smentito da un altro antico documento sull’esecuzione di Thomas More e cioè L’Ordo condemnationis, che precisa: «non versò la più piccola lagrima»).


