San Tommaso Moro

"Il giusto sarà ricordato per sempre” Salmo 112,6;

«Il beato Tommaso Moro è più importante in questo momento che in qualsiasi altro momento della sua vita, forse anche più che nel grande momento della sua morte; ma non è ancora così importante come sarà fra un secolo. Allora, egli verrà forse considerato il più grande degli inglesi, o per lo meno il più grande degli inglesi che hanno agito nella storia».

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Don Andrea Beltrami

ven. Andrea Beltrami

(1870-1897)

Inizio del Processo: 21 Aprile 1911

Venerabile: 5 Dicembre 1966.

Don Andrea BeltramiRicevette in famiglia un'educazione profondamente cristiana, che fu poi sviluppata nel collegio salesiano di Lanzo ove entrò nell'ottobre del 1883. Qui maturò la sua vocazione. Nel 1886 ricevette l'abito chiericale da don Bosco, a Foglizzo. Nei due anni (88-89) che trascorse a Torino-Valsalice portò a termine i due corsi triennali concludendoli con le rispettive maturità come privatista. Risale a questo periodo la conoscenza del Principe polacco, Augusto Czartoryski, da poco entrato in Congregazione. Questi si ammalerà presto di TBC e sarà D. Beltrami - che era entrato subito in sintonia con lui - a farli da angelo custode sia a Valsalice sia nelle altre località dove l'ammalato soggiornò. Quandopoi a sua volta D. Beltrami si ammalerà della stessa malattia, tra le probabili cause bisognerà annoverare anche questa dimestichezza di vita con l'amico infermo. Visse la sua sofferenza con letizia interiore. Scriverà lui stesso alla madre: "La zia mi dice: - So purtroppo il tuo stato di salute - Quel 'purtroppo' indica una disgrazia. Quanto s'inganna. Questa malattia l'ho chiesta io al Signore. Propriamente non ho chiesto la malattia, ma di soffrire e molto. E Dio mi ha mandato questo male... Non voglio guarire. E' la pazzia della Croce. Vedremo nell'eternità chi avrà avuto ragione". Ordinato sacerdote da Mons. Cagliero, si diede tutto alla contemplazione e all'apostolato della penna. D'una tenacia di volontà a tutta prova, con un desiderio veementissimo della santità, consumò la sua esistenza nel dolore e nel lavoro incessante. "La missione che Dio mi affida è di pregare e di soffrire", diceva. "Né guarire né morire, ma vivere per soffrire", fu il suo motto. Esattissimo nell'osservanza della Regola, ebbe un'apertura filiale coi superiori e un amore ardentissimo a don Bosco e alla Congregazione. Nei quattro anni che gli rimasero di vita dopo il sacerdozio, scrisse alcuni opuscoli ascetici molto pregiati, ma soprattutto si dedicò all'agiografia scrivendo varie biografie di santi, e alcuni volumi di letture amene ed educative. Lasciò anche altri lavori inediti e incompiuti, tra cui è da segnalare la traduzione italiana dei primi volumi dell'edizione critica delle opere di san Francesco di Sales. Quando morì il 30 Dicembre 1897 aveva 27 anni. La sua salma riposa nella Chiesa di Omegna, suo paese natale.

PREFAZIONE Scrissi questo dramma per rendere omaggio alla grande figura del beato Tommaso Moro, che fu sempre uno degli eroi da me vagheggiati, ed anche per rivolgere l’attenzione dei cattolici verso dell’Inghilterra ad aiutarne colle preghiere la conversione. La Britannia, la terra illustre dei santi, è il figliuol prodigo delle nazioni, che sedotta da Arrigo VIII, abbandonò la casa paterna della Chiesa cattolica e da tre secoli vive lontana dal Sommo Pontefice. Scialacquati i suoi averi, straziata dai rimorsi, da lungo tempo rivolge il pensiero a Roma e medita il ritorno all’amplesso dell’amoroso genitore, il Vicario di Gesù Cristo. Leone XIII, la gloria più bella del nostro secolo, che porta la tiara cinta dalla doppia aureola e della scienza, le tende le braccia e la invita al suo seno paterno, promettendo di vestirla da sposa, di metterle l’anello in dito, di celebrare con pompa il suo ritorno e di ristorarla di tutti gli stenti sofferti. Bello quel giorno in cui il sole sfolgorante del papato sorgerà sull’orizzonte inglese ad illuminare Londra ed Edimburgo, dopo la tetra notte della sedicente Riforma! Le ossa di S. Agostino, di S. Dunstano, di S. Tommaso, del beato Moro esulteranno nella loro tomba, mentre gli angeli del cielo celebreranno sulle cetre ed arpe d’oro la risurrezione alla vita cattolica dell’isola potente. Noi possiamo affrettare quel giorno trionfale pregando e facendo pregare. Una crociata di orazioni potrebbe distruggere il regno dell’errore e di Satana in quella nazione e far riportare tra breve una segnalata vittoria alla Chiesa. Dio lo vuole. Le sacre vergini nei monasteri, i monaci nei chiostri, gli educatori nei collegi, i curati nelle loro parrocchie, i vescovi nelle diocesi, i generali di ordini nelle congregazioni, potrebbero promuovere associazioni di preghiere, di mortificazioni, di opere pie per l’Inghilterra. Dio lo vuole e il nostro grande Pontefice vi lavora attivamente. Non è un dovere di ogni cattolico cooperarvi coll’opra o almeno coll’intercessione? E’ un argomento questo così dolce che non finirei mai di parlarne; ma debbo ritornare al mio assunto. Arrigo VIII giovane ancora, nel primo anno del suo regno, 1509, aveva sposato Caterina d’Aragona, figlia di Ferdinando il Cattolico e zia dell’imperatore Carlo V. Donna di alti spiriti, dotata di bellezza e virtù si guadagnò l’amore dello sposo e dei sudditi, e divenne madre di tre figli e due figlie, di cui solamente Maria sopravisse, che fu poi regina d’Inghilterra. Arrigo fu per molto tempo la delizia del regno e così attaccato alla religione cattolica, da scrivere contro Lutero ed i sedicenti riformatori della Germania un libro eccellente, intitolato Dei sette sacramenti, che gli meritò dal Papa il titolo glorioso di Difensore della fede. Ma quanto è incostante il cuor dell’uomo se non è ben custodito! Dopo 17 anni di matrimonio felice, s’innamorò di una dama di onore della sua sposa, di oscuri natali, chiamata Anna Bolena e volle sposarla, ripudiando la buona Caterina. Pregò il Sommo Pontefice di dichiarare nullo il primo matrimonio; ma il Papa, com’era da aspettarsela, si rifiutò, cercando di ridurre il re a migliori sentimenti. Tutto fu inutile. Accecato dalla passione, seguendo i rei consigli di Cromwell, uomo senza coscienza e tutto intento ad adulare i capricci del padrone, spezzò l’unità dell’Inghilterra colla Chiesa cattolica, si dichiarò egli stesso papa e fonte di ogni autorità spirituale, e sposò Anna Bolena. La povera Caterina fu cacciata di corte e mandata in un castello lontano a morire di dolore, senza che le venisse concesso di godere della presenza della diletta figlia Maria. Vicina a scendere nella tomba mandò il suo perdono ad Arrigo e gli scrisse una tenerissima lettera, che lo fece piangere. Dopochè Arrigo si usurpò la mitra ed il pastorale e consumò lo scisma con Roma, precipitò di abisso in abisso ed emulò la crudeltà di Tiberio e di Nerone. Cromwell ne era il demonio custode e lo strumento di ogni empietà. Figlio di un fabbro-ferraio si gloriava di non avere né legge né fede; e con raggiri ed adulazioni ributtanti riuscì a farsi nominare vicario generale del papa-re per gli affari ecclesiastici ed ottenere la preminenza su tutti i lord. Così l’Inghilterra invece del vicario di Gesù Cristo aveva Cromwell, vero rappresentante di Satana. Da quel tempo la storia di Arrigo è scritta col sangue. I vescovi, i preti, le monache, i frati, i cattolici fedeli alla religione cattolica salirono il patibolo, e la torre di Londra aveva i suoi sotterranei pieni di prigionieri, rei non di altro che di attaccamento alla fede degli avi. Il parlamento inglese divenne vile e schiavo, e faceva e disfaceva le leggi ed ordinava le morti, a seconda dei capricci del monarca. I conventi, le abbazie, i beni della Chiesa furono confiscati a profitto della corte e dei cortigiani favoriti. Ma la roba sacra non ha mai arricchito alcuno e quei furti sacrileghi produssero la piaga orribile, o diremo meglio cancrena della società inglese, che si chiama pauperismo. Il vandalico furore di distruggere non la perdonò alla tomba di S. Agostino, l’apostolo dei Britanni, di S. Tommaso di Cantorbery, martire illustre, le cui ceneri furono gettate al vento, dopo un processo sacrilego da carnevale; neppure la sepoltura di Alfredo, il fondatore della grandezza inglese, fu rispettata. Le vittime più illustri furono Tommaso Moro, già cancelliere che si dimise appena vide le prevaricazioni del novello Geroboamo, e Giovanni Fisher, il glorioso vescovo di Rochester, ottuagenario. Le loro figure, cinte dell’aureola dei martiri, grandeggiano nella storia ed ottengono gli omaggi di tutte le generazioni. Mi inchino riverente anch’io e mi esalto nel contemplarli e studiare le loro generose azioni e le virtù eroiche di cui erano adorni. Cromwell fu colpito dall’ira divina. Accusato di alto tradimento, fu condannato a morte e si mostrò vile e codardo fino all’estremo. Anna Bolena salì il patibolo; Arrigo in quel giorno vestì a festa; ed il dì seguente sposò Giovanna Seymour, che morì dopo un anno dando in luce Edoardo VII. In trentott’anni di regno, il Nerone inglese mandò a morte due cardinali, due arcivescovi, diciotto vescovi, tredici abati, 500 priori e monaci, 38 dottori in teologia, 12 duchi e conti, 164 nobili, 124 popolani e 110 donne. Sposò sei mogli, due delle quali ripudiò e due mandò al patibolo. Voglia l’Inghilterra rinnegare quel mostro e la sua Riforma, e ritornare in seno alla Chiesa cattolica, madre di pace e di amore!

Sac. BELTRAMI ANDREA

D. P. S. S.

Torino – Valsalice, Seminario delle Missioni Estere, 31 luglio 1897.


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