Attraverso questa sezione vogliamo presentare tutti quegli spazi di
carattere culturale, sociale, politico e religioso ispirati alla figura di San
Tommaso Moro e verificare allo stesso tempo quali significati la sua opera e il
suo martirio realizzano nella società contemporanea. Il forum di discussione
sulle problematiche di carattere moreano permetterà, poi, di scambiare
informazioni, notizie ed esperienze sui temi che verranno di volta in volta
proposti.
UN
UOMO E UN SANTO PER QUESTA STAGIONE
Se volessimo considerare la figura e l’opera di
san Tommaso Moro e della sua famiglia solamente nel contesto storico,
politico e religioso della sua epoca ci troveremo dinanzi ad una figura che,
per quanto interessante e significativa, avrebbe poco o nulla da dire al
nostro tempo. Il Lord Cancelliere d’Inghilterra, la più alta carica dello
Stato dopo il re, che muore sul patibolo per non cedere alle lusinghe e
violenze del re, è sicuramente un’immagine suggestiva che provoca una
reazione di sdegno e di grande ammirazione e che si presta ottimamente per i
libri di storia, ma che cosa quel gesto abbia significato per l’Inghilterra
e per l’Europa tutta del ’500, e che valore ermeneutico possa avere per il
mondo d’oggi, sicuramente non lo troviamo scritto in quei libri o in un
impulso epidermico irrazionale. Ci chiediamo, allora, se non sia compito
dello storico approfondire anche tale punto di vista. La ricerca storica
sarebbe sterile se fosse rivolta al passato senza la capacità di orientare
il presente ed il futuro.
Generalmente la storia ci ha dimostrato che
personaggi illustri del passato, non solo sono stati riconsiderati molto
tempo dopo la loro vita, ma gli effetti della loro opera hanno trovato una
naturale collocazione in una determinata epoca piuttosto che in un’altra. Se
una persona illustre del passato è in grado, attraverso la sua opera di
condizionare il presente, pensiamo che cosa non possa offrire un Santo alle
epoche successive la sua esistenza. La santità come valore personificato è
il valore più alto della religione cristiana, perché trascende sempre la
realtà temporale e proietta l’uomo verso l’eterno, orientandolo a visioni
nuove e a volte inaspettate dell’esistenza. La santità è un valore
tradizionale perché si fonda sul modello fondamentale che è la santità di
Cristo. In quanto tale si trasmette non solo l’idea e la testimonianza della
santità, ma il suo stesso effetto.
Uno dei più grandi biografi di Moro, di fede
anglicana, ma di pensiero molto vicino al Santo, scrive: ‹‹Il beato Tommaso
Moro è più importante in questo momento che in qualsiasi altro momento della
sua vita, forse anche più che nel grande momento della sua morte; ma non è
ancora così importante come sarà fra un secolo. Allora, egli verrà forse
considerato il più grande degli inglesi, o per lo meno il più grande degli
inglesi che hanno agito nella storia›› (R. W. CHAMBERS, Tommaso Moro. Il
conflitto tra fede e politica è risolvibile?, Rizzoli, Milano 1965).
Indubbiamente le parole di Erasmo, hanno
condizionato un po’ tutti gli studiosi di More, costituendo una vera e
propria profezia sulla vita e l’opera del Santo inglese: “un uomo per tutte
le stagioni”. Anche se occorre dire che, non per caso è accaduto che,
soltanto nel nostro secolo la figura di Moro abbia acquistato una importanza
tale da portarlo agli onori degli altari, da pubblicare tutte le sue opere,
da produrre l’interessamento degli studiosi con numerose pubblicazioni e la
nascita di centri culturali in suo onore.
Sempre il Chambers, ancor prima della
canonizzazione dello statista inglese, scriveva che: ‹‹Un mondo atterrito e
perplesso, dibattuto in un’epoca di transizione, potrebbe forse riacquistare
un po’ di fiducia volgendosi a quella figura pacata ed eroica che saliva il
patibolo di Tower Hill verso le nove del mattino del 6 luglio 1535›› (Ivi,
p. 496).
Questo mondo è il nostro. In un’epoca in cui
l’antica esigenza di salvezza pur venendo riconosciuta è messa da parte per
una prospettiva puramente mondana, penetrata nel profondo dei cuori, nei
confronti della quale il messaggio che Dio ha pronunciato ultimamente in
Gesù Cristo non riesce, paradossalmente, ad incidere, la testimonianza di
vita e il martirio di Tommaso Moro testimoniano l’adesione ad un progetto di
rinnovamento profondo della persona umana, dove non si tratta semplicemente
di proporre, annunciare la Parola della salvezza, ma creare uno spirito
nuovo che possa permettere allo Spirito Santo di Dio di cambiare i cuori
degli uomini.
La parola, per quanto autorevole possa essere,
la stessa Parola divina, è sempre discutibile, ma mostrare all’uomo di oggi,
come questa parola possa operare nella storia attraverso la testimonianza
dei cristiani che danno significato alla loro vita, riempiendo di contenuti
evangelici la loro interiorità, la loro socialità, il loro tempo e lo spazio
in cui si trovano, allora significa creare uno spirito nuovo capace di far
soffiare lo Spirito Santo di Dio nei cuori degli uomini.
Se Moro si fosse comportato alla stregua di
molti suoi contemporanei, per cui credevano che la propria coscienza poteva
essere tranquillamente vincolata senza subirne alcun danno dal punto di
vista morale, poiché ciò che conta è quello che si crede dentro, non tanto
ciò che si proclama, non avrebbe permesso allo Spirito di Dio di far parlare
quella esigenza di salvezza che è nel cuore di ogni uomo. La testimonianza
del credente ha come spazio di espressione la propria socialità. Il gesto di
Tommaso Moro è ricco di significato per il nostro tempo perché, anzitutto, è
arrivato nel nostro tempo. Quante lodevoli intenzioni di ribellione al
tiranno impazzito si risolvettero poi in dichiarazioni di sottomissione. Il
rifiuto di Moro ha parlato allora e continua a parlare ancora oggi perché
carico di conseguenze e di riflessioni e, perciò capace di rinnovare in
profondità.
Lo spirito di Tommaso Moro sopravvive in quel
gesto di totale sottomissione alla volontà divina e alla propria coscienza
in tutte quelle situazioni, dove persone singole o interi popoli, vengono
privati della libertà di essere liberi di. E mai come nel nostro secolo si è
assistito alla privazione sistematica teorizzata e poi applicata da alcuni a
danno di interi popoli. Lo spirito di Tommaso Moro sopravvive in tutte
quelle situazioni di ordine politico ed etico dove si ha la presunzione di
cercare insieme la verità senza la pur minima considerazione che possa
esserci una verità oggettiva che determina e a volte disciplina la vita
degli uomini. Il gesto di Tommaso Moro oggi parla in tutte quelle situazioni
in cui il valore della fede trasmesso attraverso la tradizione ecclesiale
altro non è che un opinione a volte rispettabile, altre volte totalmente
insignificante. Mai come oggi si è assistito in maniera così determinante ad
un’indifferenza, se non ad un vero e proprio diniego generalizzato.
Così come quattrocento anni fa Moro moriva sul
patibolo per affermare il diritto della Chiesa cattolica a possedere la
verità rivelata da Cristo Salvatore, ancora oggi Moro muore ogni qualvolta
questo diritto viene negato, deriso, insultato, offeso o poco amato.
Il martirio di Tommaso Moro è particolarmente
significativo per il nostro tempo e carico di conseguenze di ordine
teologico perché non ha come oggetto la fede in Dio Salvatore che tanti
martiri hanno testimoniato. E’ vero che non si può disgiungere la fede in
Cristo dalla fede nella Chiesa, ma è altrettanto vero che a Moro non fu
negata la libertà di credere in Cristo, visto che i suoi carnefici erano
tutti credenti, ma la libertà di appartenere al suo corpo vivente che è la
Chiesa.
Letta in questi termini la vicenda di Tommaso
Moro potrebbe suscitare ancora incomprensione, dal momento che nessuno lo
obbligava a starsene in Inghilterra; avrebbe potuto comportarsi come tutti
quelli che preferirono andarsene in esilio piuttosto che cedere ai ricatti
di Enrico VIII, e poi la sua intelligenza nella fede era troppo spiccata per
soccombere ad una privazione di quella natura. Sapeva benissimo che la
comunione ecclesiale, per quanto lacerata, è sempre un principio spirituale,
ancor prima di un’esigenza di tipo esteriore. La questione era un po’ più
complessa. Nella sua coscienza il contenuto fondamentale di quella scelta a
cui veniva sottoposto risuonava in questi termini: quando lo Stato chiede ai
suoi sudditi una sottomissione contraria alla propria coscienza, la fedeltà
bisogna darla a Dio prima o allo Stato? Moro, nonostante il combattimento
spirituale che dovette subire, ebbe l’ardire e la presunzione di affermare
il primato di Dio.